Le vicende politiche in Argentina e le ripercussioni tra i nostri emigrati

 

Tra il 1946 e il 1955, anni della forte emigrazione sarda, e dal 1973 al 1974, l'Argentina usufruì della forza politica del peronismo, un movimento politico creato dallo stesso Peron nel 1943, che si poneva come “terza via” tra il capitalismo e il socialismo.

 

Dalla destituzione di Perón, avvenuta nel 1955, alla sua rielezione nell’estate 1973, il Paese conobbe la dittatura da parte di una decina di militari, andati al potere con colpi di Stato.

 

Perón vinse le prime elezioni democratiche argentine del 1973 con oltre il 62% dei consensi, ma, il primo luglio 1974, ad un anno di distanza dal suo ritorno al potere, morì.

Al suo posto la terza moglie, nonché vicepresidente, Maria Estela Martinez, detta Isabelita Perón, si propose di continuare l’opera del marito, anche se non all’altezza di governare un Paese instabile, in crisi e con un pesante clima di violenza interna.

 

Senza dubbio la persona che la influenzò, in peggio, fu l’allora Ministro del Welfare, José Lopez Rega che era a capo della Tripla A (Alianza Anticomunista Argentina): un’organizzazione paramilitare molto influente in Argentina. Inoltre, nel 1975, Isabelita Perón promosse il tenente generale Jorge Rafael Videla Ministro degli Interni, rafforzando ancora di più una presenza militare a capo del governo.

Il 24 marzo 1976, Isabelita Perón venne destituita e i militari, guidati da Jorge Rafael Videla, presero il potere mettendo in atto un piano di sterminio di tutti i possibili oppositori del nuovo governo.

 

Venne attuata una forte politica repressiva contro studenti ed oppositori politici, nonché le forze d’ispirazione comunista.

Si negò la libertà e i diritti di tutte quelle persone che avrebbero potuto creare dei problemi all’ordine del Paese.