Cosimo Tavera

 

Cosimo Tavera nasce a Ittiri (SS), il 16 ottobre 1924.

Figlio di Antonio Nicolò e Maria Margherita Masia, emigra in Argentina con la nave “Mendoza”, battente bandiera Argentina e arriva a Buenos Aires il 24 marzo del 1949.

 

"Arrivò in Argentina come muratore. Aveva un contratto biennale con l’azienda ‘Casiraghi di Alghero’. Pensava che dopo i due anni sarebbe rientrato in Sardegna invece si distinse come ottimo lavoratore e, a quel contratto, fecero seguito altri contratti nel campo dell’edilizia.

Visse in Patagonia per 5 anni, dal 1951 al 1955, dove acquisì lavori in subappalto dalla ditta tedesca Gruen &amp Binffiken, impegnata nella realizzazione della diga ‘Florentino Ameghino’ sul fiume Chubut, per la quale realizzò opere civili, case e capannoni. Un lavoro durissimo in un clima rigido e in grande isolamento.

Terminato l’impegno in questa regione, dove ricevette fiducia per il lavoro svolto, con la ‘certificazione’ di avere realizzato quanto richiesto alla perfezione, tornò a Buenos Aires dove continuò a lavorare alla costruzione di abitazioni civili e strutture in cemento armato finché nel 1958, a seguito della crisi nel campo dell’edilizia e grazie alla sua forza di carattere, diede vita a un’attività industriale di insaccati denominata ‘Sarda Società Anonima Commerciale e Industriale’ che, ancora oggi, dà lavoro a tanti emigrati sardi."

Nel 1958 Cosimo sposò Silvana Silvestri e, da questa unione, nacquero Marga e Tony.

Aveva solo la quinta elementare e, quando arrivò in Argentina, parlava solo il sardo ed era molto nostalgico della Sardegna.

La Sardegna che certamente ritornava costantemente nei suoi pensieri, la trovò nell’accogliente e materna Sardos Unidos de Socorro Mutuo’ di Buenos Aires nata nel 1920 per riunire, assistere e dare solidarietà ai numerosi emigrati sardi in Argentina.

Cosimo collaborò attivamente, diventando Presidente del Circolo di Buenos Aires per diversi mandati, adoperandosi per la nascita e la crescita di tanti altri Circoli dei sardi sparsi in quel vasto Continente Sudamericano.

Dal 1970 al 1978 e dal 1988 al 1996, divenne il Presidente della “Associazione Sardi Uniti”. Nella sua veste di Dirigente degli Emigrati Sardi in Argentina si impegnò nella costruzione e nel riconoscimento della “Rete dei Circoli Sardi”, fino a costruire la Federazione che attualmente conta otto Circoli.

Dal 1989 al 2009 ricoprì l’incarico di “Presidente della Federazione dei Circoli sardi in Argentina” contribuendo a formare una nuova classe dirigente dei Circoli sardi, promuovendo la rappresentanza femminile, (sotto la sua presidenza, 5 Presidenti di Circoli su 7 erano donne).

Inoltre, promosse, con l’aiuto di alcune Associazioni di tutela, in primis l’ATM “Emilio Lussu”, corsi di formazione per i giovani, favorendo il ricambio generazionale.

Dal 1988 al 1996, divenne componente del direttivo delle ACLI e delegato per l’Argentina in seno al Comitato Emigrazione delle ACLI – SARDEGNA.

Dal 1989 al 1994, designato dai Circoli Sardi in Argentina e nominato con decreto del Presidente della Giunta Regionale Sarda, ricoprì l’incarico di “Consultore in Emigrazione”, svolgendo il lavoro con lealtà e passione.

Oggi l’Argentina è, fra le Federazioni dell’emigrazione, quella che vede la maggiore presenza nei di giovani sardi di seconda e di terza generazione!

Dal 1992 al 1997, Cosimo divenne Consigliere del “Comites” della Circoscrizione Consolare di Buenos Aires. Negli anni bui della dittatura Argentina, si adoperò per salvaguardare il Circolo dei sardi, proteggendo per quanto possibile, coloro che ne avevano bisogno.

Come Presidente della Federazione, durante la gravissima crisi Argentina, agli inizi degli anni 2000 cooperò con il “Progetto di solidarietà con l’Argentina”, promosso dalla Regione Sardegna, a favore degli emigrati più poveri particolarmente colpiti dalla crisi, con distribuzione di sussidi e di medicinali.

Una lista infinita di incarichi, riconoscimenti in nome dell’amore, della solidarietà e dell’umiltà...

 

Cosimo Tavera morì all’età di 93 anni lasciando un grande vuoto nel cuore di chi lo aveva conosciuto.

 

 

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