La storia

"Il 24 marzo del 1976 i capi delle forze armate della Marina, Esercito e Aviazione, deposero la Presidente Isabel Martínez de Perón, sposa di Juan Doming Perón.

Il colpo di Stato del 24 marzo fu l’ultimo di una lunga serie di golpe che sconvolsero la vita pubblica del Paese a partire dal 1930.

Le forze armate, che si erano presentate come il cambiamento fondamentale per ristabilire l’ordine sociale, in realtà attuarono una forte politica repressiva..."

 

"In alcuni casi il detenuto veniva rilasciato. Si diceva che fosse un privilegio riservato a chi collaborava. Nella realtà non c’era una logica e spesso, chi veniva rilasciato, si trovava a far fronte alla diffidenza della gente che lo reputava un traditore."

 

 

"In Argentina si negherà per molti anni l’esistenza dei centri di tortura clandestini.

La maggior parte dei centri erano adibiti all’interno di commissariati di polizia, caserme o in spazi privati come nel caso della FORD COMPANY in cui i capannoni della fabbrica furono utilizzati come centri di detenzione clandestini per gli stessi operai.

L’ESMA (Escuela de Mécanica de la Armada) è stata uno dei più grandi centri di tortura e sterminio della dittatura argentina, situata nella zona nord della città di Buenos Aires. Qui sono state sequestrate oltre 5000 persone, sottoposte alle più atroci torture e, nella maggioranza dei casi, fatte sparire con i “voli della morte”.

Una delle particolarità del centro è la presenza di una sala clandestina per la maternità dove le detenute incinta erano tenute in vita fino al momento del parto. I bambini venivano donati illegalmente alle famiglie dei militari o alle famiglie vicine alla dittatura, mentre le loro madri naturali venivano fatte sparire."

"Il desaparecido è un’incognita; non è né morto né vivo, è desaparecido”.

In questo contesto nel 1977 a Plaza de Mayo, dove ha sede il Palazzo Governativo, un gruppo di madri dei ragazzi scomparsi, iniziò a girare attorno a un obelisco. Non potevano fare altro che girare dato che durante il regime era vietato svolgere riunioni in pubblico con più di tre persone e stazionare nella piazza. Così, girando intorno al monumento, non violavano la legge.

Questo coraggioso gruppo di madri cominciò a scendere in piazza per chiedere dove fossero finiti i loro figli scomparsi, sfidando la dittatura e, negli anni, sono diventate un simbolo mondiale di lotta e di giustizia. Alcune di loro, confrontandosi, scoprirono che in molti casi la figlia, o la nuora scomparsa, incinta al momento del sequestro, erano mantenute in vita fino al momento del parto e poi uccise. Si calcola che furono almeno 500 i bambini rubati e poi affidati ai militari, o a famiglie vicine alla dittatura.

Fu per questo motivo che le nonne di questi neonati scomparsi fondarono le “Abuelas de Plaza de Mayo”.

Dal 1983 in poi le Abuelas, anche grazie al lavoro delle squadre di antropologia forense dell’Università di Buenos Aires, organizzarono una banca dati del Dna all’avanguardia e campagne mediatiche massive rivolgendosi direttamente ai potenziali nipoti scomparsi e invitandoli a contattarle per scoprire la loro vera identità. Grazie a questa iniziativa, molte persone hanno scoperto che i propri genitori adottivi erano dei militari."

Il motivo della caduta del governo va ricercato principalmente nell’insensata azione di guerra promossa nel 1982 dall’allora presidente Galtieri che decise di occupare le isole “Malvinas”, da 150 anni nelle mani degli Inglesi. Il risultato dell’operazione bellica fu disastroso; le truppe argentine subirono numerosissime perdite umane. E fu proprio sull'onda di questa sconfitta che l’Argentina iniziò il processo di transizione alla democrazia. Nel 1983 i radicali portarono alla presidenza Raúl Alfonsín. Il nuovo governo ristabilì le libertà democratiche e le garanzie costituzionali tentando, ma riuscendovi solo in parte, di giudicare e condannare i colpevoli dei massacri e delle torture. Il governo Alfonsin promosse il processo contro 9 generali golpisti che nel 1985 si concluse con due ergastoli e sette condanne. Furono condannati anche i capi della polizia di Buenos Aires. Ma la sentenza accrebbe il malcontento tra gli uomini dell’esercito e il governo fu costretto a votare una nuova legge detta del “Punto Finale” con la quale si sarebbe estinta l’azione penale contro i militari se non fossero stati incriminati entro 60 giorni. Il governo cercava di ostacolare il lavoro dei magistrati i quali, tuttavia, incrementarono il lavoro riuscendo, in poco tempo, ad avviare procedimenti nei confronti di 450 militari. Temendo un nuovo colpo di stato e sotto la pressione dei militari, Alfonsin fu costretto a promuovere una seconda legge detta di “Obbedienza dovuta”, che scagionava da ogni responsabilità coloro che avevano partecipato a torture e omicidi, in quanto servitori dello stato portati a obbedire a ordini superiori, e quindi non colpevoli di reato. Nel 1990, il Presidente Carlo Menem, succeduto ad Alfonsin emanò numerosi decreti che portano alla liberazione dei generali già condannati e sotto processo. Ma, mentre in Argentina, la magistratura si vedeva costretta ad archiviare tutti i fascicoli riguardanti le migliaia di scomparsi... a Roma, Parigi, Svezia, Norimberga, Danimarca e Madrid, si avviavano indagini per i casi di desaparición dei cittadini stranieri.